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Crisi: studio, industria cresce in Germania ma cala in Italia

22/10/2012

La crisi fa bene all'industria tedesca, che continua ad espandersi, mentre mette in difficolta' l'Italia, dove arretra massicciamente. Lo rivela uno studio dell'Istituto dell'economia tedesca (Iw) effettuato in 45 Paesi. Dall'analisi risulta che nel 2002 l'industria tedesca realizzava il 21,5% del Pil, percentuale crollata sotto il 20% a meta' del 2008, ma risalita con una brusca impennata al 22,6% nel 2011.

In Italia l'andamento e' stato invece continuamente in calo, passando dal 19,1% del Pil nel 2002 al 16% del 2011. Ancora piu' drammatico il crollo subito dall'industria in Francia, che nel 2002 realizzava il 14% del Pil, mentre lo scorso anno ha toccato il minimo del 10,1%. Situazione pressoche' analoga per la Gran Bretagna, che in dieci anni ha visto crollare dal 13,9% al 10,8% la percentuale del Pil realizzata dalla sua industria. Nel giro degli ultimi 20 anni, dal 1991 al 2011, l'industria tedesca e' riuscita a compiere un autentico boom, riducendo drasticamente il numero degli occupati, passati da 8,8 milioni a 5,8 milioni, ma raddoppiando quasi il fatturato, impennatosi dai 1007 miliardi di euro nel 1991 ai 1735 miliardi nel 2011. Il punto di forza dell'industria tedesca e' costituito dal "Mittelstand", le aziende di dimensione media con meno di 500 dipendenti, che occupano il maggior numero di lavoratori, per un totale di oltre 4 milioni. Secondo un dirigente di Iw, Karl Lichtblau, "non c'e' nessun altro Paese che disponga di aziende medie tanto grandi, in grado di esportare in tutto il mondo".

I Paesi europei con maggiori difficolta' sul piano industriale, secondo il manager, sono la Grecia, l'Italia ed il Portogallo, poiche' sono privi di aziende forti nel settore della ricerca e di condizioni affidabili sul piano delle infrastrutture. "Per questi Paesi sara' molto difficile riguadagnare terreno", questo il pronostico pessimista di Lichtblau, che vede invece in forte recupero la Spagna, che "ha compiuto per molti anni sensibili progressi". La conclusione del manager e' che "la Spagna ha una crisi immobiliare, ma non una crisi industriale", anche perche' il Paese iberico ha effettuato un forte avanzamento proprio nella qualificazione professionale dei lavoratori.