Fai di Impresasicilia la tua homepage                     

Credito: Unimpresa, da banche soldi a Stato ma non a famiglie

25/10/2012

Dalle banche piu' soldi allo Stato, ma sempre meno a famiglie e imprese. L'indicazione da una ricerca del Centro studi Unimpresa "Un anno di credit crunch". Negli ultimi dodici mesi, il ritmo dei finanziamenti delle banche ha visto un drastico calo degli impieghi nei confronti delle famiglie e delle imprese, dice lo studio. Tra settembre 2011 e agosto scorso, lo stock di crediti ad aziende e cittadini e' calato, rispettivamente, del 3,6% (-32,7 miliardi) e dello 0,4% (-2 miliardi). Percentuale che passa al 2,02% (-18 miliardi) e all'1,15% (-5,8 miliardi) se si guarda all'andamento del solo 2012.

In controtendenza, l'andamento dei finanziamenti alla pubblica amministrazione centrale (+6,06% su base annua e +5,2% nel 2012), che sono aumentai di 10,5 miliardi negli ultimi dodici mesi, 9 dei quali concessi tra gennaio e agosto scorso. In totale gli impieghi delle banche sono scesi da 2.186 miliardi di settembre 2011 a 2.141 miliardi di agosto 2012, che vuol dire 44 miliardi in meno di finanziamenti, pari a una riduzione del 2,05%. Viaggia a doppia velocita' il ritmo dei prestiti agli enti locali (-1,89% su base annua e +0,51% nel 2012): vale a dire che su base annua c'e' un calo di 1,5 miliardi poi in parte recuperati con un incremento degli impieghi pari a 417 milioni nel corso del 2012. Secondo le rilevazioni, effettuate su dati della Banca d'Italia, anche le "imprese familiari" risultano penalizzate allo sportello: i prestiti concessi dagli istituti sono calati del 2,89% su base annua e del 2,44% nell'arco del 2012. Evidente credit crunch anche per i prestiti fra banche e istituzioni finanziarie: -4,03% su base annua (-16,2 miliardi) e -5,05% nel 2012 (-20,6 miliardi). "Il comportamento delle banche - spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - e' pericoloso e dannoso. Hanno comprato a mani basse denaro a tassi stracciati, e invece di impiegarlo sul mercato per la crescita economica, lo hanno investito nei btp con interessi anche oltre il 5%, assicurandosi un guadagno secco e a portata di mano di circa quattro punti percentuali".