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Pesca: Caltabellotta, via libera a novellame per stato crisi settore

13/02/2013

"Alla luce del grave stato di crisi della pesca in Sicilia e della drammatica perdita di occupazione e di reddito avvenuta nel 2012", l'assessorato Risorse agricole ed alimentari, "ha consentito la pesca professionale del novellame". Lo spiega il titolare della delega Dario Cartabellotta, secondo cui il decreto coniuga "la salvaguardia dell'unico reddito dei piccoli pescatori e la tutela dell'ambiente di mare secondo le prescrizioni dell'Unione europea che nell'ultimo regolamento ha affermato il principio di regionalizzazione della pesca". La pesca e' autorizzata sul Mar Tirreno e sullo Jonio per soli 40 giorni (non sessanta come in passato).

 I pescatori sono obbligati a fornire settimanalmente i dati riguardanti le catture giornaliere in termini di quantita', localita', numero di cale svolte ed ore di pesca. "Prescindendo dalla condotta seguita nell'ultimo decennio, che ha visto la Regione autorizzare il prelievo di novellame in tutti i Compartimenti Marittimi dell'Isola (fino all'anno 2010) - prosegue l'assessore - sia pure con alterne limitazioni riguardanti l'areale prospiciente Sciacca, il provvedimento autorizzativo non puo' non tener conto dei dati ufficiali esistenti, gia' in possesso dell'Unione europea, relativi allo Stretto di Sicilia e che denotano con certezza uno stato di sofferenza della specie adulta". All'attivita' di pesca si accompagna il progetto di ricerca "Studio e monitoraggio dello stato delle risorse di novellame di sardina, di rossetto e di cicerello", con l'obiettivo di definire compiutamente lo stato degli stock di sardina allo stato adulto. 

L'attivita', viene spiegato dall'assessorato, e' esercitata da un numero limitato di imbarcazioni, che non supera le 270 unita', che per dimensioni, abilitazione, oltre che tradizione, risultano essere l'anello piu' debole, spiega l'assessore, di una flotta regionale che supera, sia pure di poco, 3.000 unita'. Le unita' coinvolte non superano per tonnellaggio le 10 Tsl. "La complessita' dell'attrezzo, definito localmente "tartarune", coincidente con circuizione senza chiusura, fa si' che lo stesso possa essere utilizzato da maestranze particolarmente esperte e che hanno ereditato la conoscenza dei fondali, delle correnti e delle condizioni biologiche della specie", aggiungono dall'assessorato alla Pesca. Il tartarune deve avere un'altezza minore del fondo e quindi non toccare il fondale durante le operazioni di pesca: in tal modo si coniuga attivita' di pesca e sostenibilita' ambientale.