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Aeroporti: Unioncamere, chiusura piccoli costa 21,5 mln a utenti; Riggio (Enac) contesta

20/02/2014

Il nuovo piano aeroporti con "l'azzeramento dei voli in partenza e in arrivo nelle 23 strutture con meno di un milione di passeggeri provocherebbe un aggravio dei costi per l'utenza stimato in 21,5 milioni di euro nell'ipotesi ottimistica che la chiusura dei collegamenti di linea su ciascuno scalo non modifichi abitudini di volo dei passeggeri ma comporti solo un aumento del percorso di viaggio". E' quanto sostiene l'Unioncamere che tiene a sottolineare come "l'entrata in vigore dei nuovi indirizzi (del piano nazionale aeroporti, ndr.) creerebbe grossi problemi di mobilita' su tutto il corridoio adriatico e nelle regioni geograficamente piu' 'periferiche', come, ad esempio Calabria e Sicilia".
 
Se venissero meno gli aeroporti italiani con traffico inferiore a due milioni di passeggeri - secondo Unioncamere - ci sarebbe uno spostamento di ricchezza dalle aree meno sviluppate a quelle piu' ricche, accentuando il divario economico e sociale gia' fortemente esistente nel nostro Paese. Considerando l'attrattivita' turistica, la chiusura di questi aeroporti metterebbe a rischio almeno parte dell'ammontare di entrate derivanti dalla spesa del turismo in arrivo, pari ad oltre 1 miliardo e 450 milioni di euro. La spesa e' stimabile in oltre 500 milioni di euro per i soli aeroporti con traffico inferiore a 1 milione di passeggeri l'anno. La percentuale di turisti stranieri che utilizza l'aeroporto per accedere al nostro Paese e' pari a circa il 30% medio. Ma per alcune province periferiche, come Ragusa, Trapani, Taranto, o difficilmente raggiungibili con altre modalita' di trasporto, come Siena e Perugia, la quota e' molto piu' significativa. A Trapani e Ragusa, ad esempio, supera l'80%, a Taranto il 70%, a Siena e Perugia sfiora il 50%. 
 
"Ci troviamo di fronte ad uno scenario di cambiamenti del nostro sistema aeroportuale che - evidenzia il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - produrranno sensibili effetti per le imprese". "Per quanto sia importante considerare l'aspetto della redditivita' delle strutture esistenti, nel caso degli aeroporti minori l'attuale disegno europeo ed italiano rischia di essere fortemente penalizzante, in quanto trascura gli effetti prodotti dal punto di vista sociale - maggiori vincoli alla liberta' economica, alla mobilita' delle persone, alla ripresa occupazionale - e ambientale. Sono certo - aggunge - che il sistema camerale, grazie alla sua capillarita' e costante interazione con le economie locali, potra' continuare a dare il proprio contributo con proposte che contemplino e mettano a fattor comune le varie esigenze dei territori, come abbiamo gia' avuto modo di fare in occasione della consultazione sulla proposta di Orientamenti Ue sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree che si e' tenuta a settembre 2013".
 
Il rischio di chiusura degli aeroporti minori a seguito della possibile introduzione a livello europeo di misure restrittive in tema di sussidi pubblici, oltre a quanto prospettato dal piano nazionale degli aeroporti, e' spesso derubricato come effetto e difetto della contrapposizione dei mille campanili tipica italiana. Nella realta', pero', in Europa, circa due terzi degli aeroporti con traffico di linea gestisce volumi inferiori al milione di passeggeri l'anno: un fenomeno diffuso, quindi, e non solo italiano. In Italia, sono 23 gli aeroporti aperti al traffico commerciale che movimentano meno di un milione di passeggeri l'anno, la meta' di quelli esistenti. Analoga la situazione della Germania (che ha 17 aeroporti con meno di 1 milione di passeggeri e 18 con traffico superiore) e della Spagna (22 "minori" e 24 di taglia superiore). Secondo Unioncamere, chiudendo in Europa gli aeroporti minori, circa 4,5 milioni di persone subirebbero aumenti dei tempi medi di viaggio per raggiungere il resto del continente di oltre il 20%. In Italia, l'azzeramento dei voli in partenza e in arrivo nelle 23 strutture con meno di 1 milione di passeggeri provocherebbe un aggravio dei costi per l'utenza stimato in 21,5 milioni di euro nell'ipotesi ottimistica che la chiusura dei collegamenti di linea su ciascuno scalo non modifichi abitudini di volo dei passeggeri ma comporti solo un aumento del percorso di viaggio. L'entrata in vigore dei nuovi indirizzi creerebbe grossi problemi di mobilita' su tutto il corridoio adriatico e nelle regioni geograficamente piu' periferiche, come, ad esempio Calabria e Sicilia.
 
La replica di Riggio (Enac)
Il nuovo piano nazionale aeroporti "non avra' alcun effetto sul territorio". La chiusura di un piccolo scalo non avra' ripercussioni. Questo il parere del presidente dell'Enac, Vito Riggio, che contesta l'analisi dell'Unioncamere secondo la la quale "l'azzeramento dei voli in partenza e in arrivo nelle 23 strutture con meno di un milione di passeggeri provocherebbe un aggravio dei costi per l'utenza stimato in 21,5 milioni di euro nell'ipotesi ottimistica che la chiusura dei collegamenti di linea su ciascuno scalo non modifichi abitudini di volo dei passeggeri ma comporti solo un aumento del percorso di viaggio".