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Tfr in busta paga, i dati confermano: è stato un flop

23/09/2015

L’intervento del Governo sul trattamento di fine rapporto (Tfr) in busta paga si conferma un flop. Non ci sono dubbi: è troppo penalizzante per il dipendente. Tanto che solo lo 0,83%, corrispondente a 8.420 persone, ne ha fatto richiesta nei primi cinque mesi dall’avvio della norma. A riferire del fallimento sono i Consulenti del lavoro.
Eppure il premier Matteo Renzi lo ha voluto a tutti i costi: “Vorrei il Tfr in busta paga già dal 2015, ma senza danneggiare le piccole e medie imprese”, disse un anno fa, perché “questo si tradurrebbe in un raddoppio dell’operazione 80 euro”. Non è stato così.
Tutt’altro trend, invece, per le richieste di anticipazione del Tfr, già maturato (+27%), nei primi 8 mesi del 2015, ossia la possibilità di chiedere al datore di lavoro - in presenza di almeno 8 anni di anzianità -  fino al 70% della liquidazione per l’acquisto della casa per sé o per i propri figli, la ristrutturazione o per spese sanitarie. Inoltre, il datore di lavoro può decidere di anticipare la buona uscita anche per altre ragioni.
Su un campione di circa un milione di dipendenti - sottolineano i Consulenti - ad agosto, passati quindi cinque mesi dall’entrata in vigore della norma (3 aprile), la scelta di liquidare il Tfr maturando in busta paga è stata effettuata solo da 8.420 lavoratori, ossia lo 0,83%. 
Cifre ben diverse dalle stime del governo, secondo cui avrebbe potuto interessare il 40-50% dei 7 milioni di lavoratori dipendenti. Ben la metà dei soggetti per cui il provvedimento era stato pensato, difeso (nonostante le critiche) e approvato. 
La grande maggioranza dei lavoratori, però, non ha effettuato questa scelta, ritenendo che la tassazione ordinaria sia troppo penalizzante (il 62%). Insomma: se non è stata una bocciatura, poco ci manca.
“I dati dimostrano - sottolineano i consulenti - che le famiglie hanno comunque bisogno di liquidità derivante dalla crisi economica e dalle difficoltà di accedere al credito bancario. E’ evidente che in alternativa alla liquidazione del Tfr di un periodo futuro fino a giugno 2018 con forti penalizzazioni, il lavoratore preferisca richiedere una parte del Tfr accantonato in azienda o presso i fondi pensione”.