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Start up, l'Europa cresce (ma non l'Italia)

14/12/2015

Chi l'avrebbe detto: negli ultimi due anni sarebbero sbarcate in Borsa più startup in Europa che negli Stati Uniti e in Cina, almeno stando al recentissimo report "The State of European Tech" elaborato da Slush e Atomico Ventures. Solo fino a poco tempo fa ci si chiedeva se l'Europa sarebbe riuscita a dare vita a un numero significativo di nuove imprese, se sarebbe riuscita a produrre abbastanza laureati qualificati, se sarebbe stata in grado di superare le sue barriere culturali e muovere l'economia mondiale. Bene, oggi sembra che si possa rispondere di sì. Anche nell'hi-tech l'Europa sa tener testa alle grandi potenze mondiali, con più di 5000 cosiddetti "angel investors", che si assumono i rischi di investimento. 
 
Gli imprenditori europei non avrebbero paura di fallire e avrebbero uno sguardo ampio, capace di mercati globali. Londra (nella foto sopra)sarebbe l'hub più creativo e innovativo, con un numero di sviluppatori (71.497) non dissimile da San Francisco (83.262) e sicuramente il costo di sviluppo di una realtà imprenditoriale negli Stati Uniti ha costi comunque più alti.
 
Tutto questo ha fatto sì che l'Europa sia cresciuta, anche se comunque le startup europee raccolgono solo un quinto dei finanziamenti rispetto a quelle americane e gli investimenti si concentrerebbero intorno a pochi poli: Londra, Stoccolma, Mosca, Berlino e Parigi ne catalizzano il 50%. E l'Italia? Purtroppo nel report non viene praticamente mai considerata: non sembrerebbe essere tra i centri di attrazione degli investimenti. Eppure, in Expo, Douglas T. Hickeny, che era commissioner general del padiglione Usa, aveva avuto parole confortanti: «Gli amici italiani mi dicono che il sistemi non funziona. Io invece vedo molte opportunità. Soprattutto nel food. Investitori e imprenditori iniziano a capirlo, i fondi di investimento e le aziende sono molto attive». Sarà. D'esempio viene portato il lavoro di Gianluca De Novi, che guida Triotech Ventures, un  consorzio di imprese americane che ha lo scopo di individuare piccole e medie imprese sul territorio Italiano che abbiano prodotti nei settori med-tech, hi-tech e bio-tech e che non hanno raggiunto ancora la massa critica necessaria per raggiungere il mercato americano. Ecco, lui aiuta nel lancio, offrendo supporto finanziario, strutturale e operativo. Qualcosa può muoversi... 
 
fonte: vanityfair.it