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In bilico i fondi per le professioni

09/12/2015

Doccia fredda per i professionisti nella legge di Stabilità. Un emendamento alla manovra ha infatti soppresso una norma inserita al Senato che equiparava avvocati, medici, commercialisti & C. alle piccole e medie imprese, consentendo loro di partecipare alla ripartizione dei Fondi europei. I piani Fesr e Fse hanno una dotazione di oltre 30 miliardi di euro nella programmazione 2014-2020 destinata all'Italia. Di questi poco meno di un terzo sono destinati direttamente alle attività imprenditoriali.«Le Regioni hanno già approvato bandi per oltre 260 milioni destinati esclusivamente ai liberi professionisti e se l'emendamento dovesse essere inserito nella legge di Stabilità, dovremmo ricominciare tutto daccapo», si lamenta Andrea Camporese presidente dell'Adepp (associazione degli enti di previdenza privati) bollando la proposta di modifica come «un'offesa a oltre 2 milioni di professionisti che rappresentano la parte produttiva del Paese». Analoghe reazioni di disapprovazione sono giunte anche dalle associazioni Confprofessioni, Acta e Confassociazioni. Il disappunto è comprensibile se si considera che il lavoro legislativo per equiparare il mondo delle professioni all'imprenditoria è partito da molto lontano. Da tre anni l'eurodeputato Antonio Tajani (Fi), sia da commissario europeo che da vicepresidente del Parlamento europeo, ha lavorato per una direttiva in tal senso. L'indicazione era stata recepita favorevolmente dal governo italiano e, in particolare, da Graziano Delrio quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il mese scorso, durante la prima lettura al Senato, si era compiuto un passo in avanti decisivo. Il pressing delle formazioni di centrodestra aveva convinto il governo a inserire nella Stabilità un emendamento con il quale si accoglieva la formula di diritto europeo in base alla quale «le libere professioni rientrano nell'ampia accezione di imprese come esercenti attività economiche che producono reddito», rendendone uniforme l'interpretazione.Alla Camera, invece, è arrivato il dietrofront. Un emendamento di Alessia Rotta (Pd) ha soppresso la norma del Senato in base al principio che il testo approvato non chiarirebbe al meglio i destinatari dei fondi «intesi come professionisti ordinistici o non», cioè se iscritti oppure no a un ordine. «È un argomento troppo importante per circoscriverlo a un emendamento», spiega Rotta precisando che «per tutelare le professioni intendiamo chiarire la questione nel collegato alla Stabilità di prossima approvazione». Scontento il senatore Andrea Mandelli (Fi) che a Palazzo Madama si era battuto per gli autonomi. «Siamo abituati a queste improvvise retromarce - dice - visto che ci confrontiamo con un governo che promette e non mantiene».
 
fonte: ilgiornale.it