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Rapporto Mise 2015: 5 mila startup innovative in Italia, 24 mila occupati

22/12/2015

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato la “Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle startup e delle PMI innovative”.
 
Il documento intende presentare le evoluzioni normative che hanno interessato la strategia del Governo a sostegno dell’ecosistema delle imprese innovative dal marzo del 2014 ad oggi (capitolo 1), descrivere le dinamiche “demografiche” di startup innovative – focus principale di questa edizione –, incubatori certificati e PMI innovative osservabili attraverso le sezioni dedicate del Registro delle Imprese (capitolo 2), analizzare i primi effetti prodotti dagli strumenti di policy che compongono lo “Startup Act” italiano (capitolo 3) e illustrare le ulteriori iniziative a favore dell’ecosistema introdotte successivamente al Decreto crescita 2.0 (capitolo 4).
 
Gli argomenti toccati, da questa seconda edizione del Rapporto, sono numerosi e tutti rilevanti per il futuro della nostra economia e della crescita delle imprese: gli sviluppi dell’imprenditorialità innovativa a tre anni dalla conversione in legge del Decreto Crescita 2.0, gli effetti delle misure agevolative adottate e i possibili interventi per potenziare un comparto che a dicembre 2015 già conta 5.044 mila imprese, 31 incubatori e 24 mila lavoratori.
 
Nel 2017 l’obiettivo è arrivare a 7500 startup innovative. Durante quest’anno 626 startup innovative hanno fatto ricorso al Fondo di Garanzia per le PMI per un totale di oltre 255 milioni di euro di finanziamenti erogati. Il Fondo Smart&Start Italia ha ammesso ai finanziamenti 190 progetti per 98 milioni di euro.
 
La relazione, si legge in una nota del Ministero, ha l’obiettivo di garantire la massima consapevolezza e trasparenza sugli effetti delle policy, in modo da consentire un controllo diffuso sugli stessi e promuovere un dibattito pubblico fondato su elementi oggettivi.
 
“La presenza a fine agosto 2015 di 4.511 startup innovative, 1.391 unità in più rispetto a fine 2014 e 2.792 in più rispetto a quelle censite a fine febbraio 2014 nella precedente relazione al Parlamento – solo per citare alcuni dati – testimonia la grande attenzione che l’ecosistema dell’innovazione sta riservando alla policy, del suo crescente radicamento nel discorso pubblico sull’innovazione, della sua progressiva diffusione tra gli strumenti normativi utilizzati per favorire l’investimento in innovazione”, si legge nell’introduzione del Ministro al testo.
 
“In particolare, si misurano tre picchi di densità in corrispondenza dei centri metropolitani di Torino, Roma e Milano, quest’ultima ormai in grado di fronteggiare a testa alta la competizione delle maggiori città europee”.
 
“Secondo i dati di fonte camerale, al 30 giugno 2015 le startup innovative coinvolgevano 20.800 lavoratori (16.861 soci – è ipotizzabile che i soci siano coinvolti direttamente nell’attività d’impresa – e 3.924 dipendenti), circa 2.900 unità in più rispetto al trimestre precedente e ben 5.800 in più rispetto a fine 2014. Tra il 2013 e il 2014 si è inoltre assistito all’incremento del numero di imprese con dipendenti (da 634 a 1.010), accompagnato da un aumento della dimensione media (da 3,2 a 3,4 dipendenti)”.
 
“Sempre a metà 2015, 461 startup erano riuscite a attrarre finanziamenti bancari sfruttando l’intervento semplificato e gratuito del Fondo di Garanzia per le PMI, per un ammontare totale di 198 milioni di euro: una media di 306mila euro a prestito, cifra particolarmente elevata se si considerano la loro fisionomia di nuove imprese ad alto rischio e le contestuali perduranti difficoltà nell’accesso al credito da parte delle imprese tradizionali”.
 
A fine dicembgre 2015 sono risultati iscritti 36 incubatori certificati, quasi tre quarti dei quali localizzati al Nord, circa il 25% al Centro e uno soltanto nell’area del Mezzogiorno (in Sardegna); essi impiegano complessivamente 322 addetti, in media 11 a impresa, con un picco che tocca le 71 unità.
 
“Le startup incarnano metaforicamente un cambiamento largamente auspicabile non solo in ambito imprenditoriale, ma, in senso lato, anche culturale e sociale – ha affermato Federica Guidi – ma nonostante il grande sforzo profuso e i numeri molto incoraggianti, tante sfide restano aperte. Tre su tutte: internazionalizzare l’ecosistema italiano dell’imprenditoria innovativa, rafforzare il mercato degli investimenti in capitale di rischio, moltiplicare e infittire i legami tra mondo della ricerca e impresa, e tra imprese tradizionali e nuove imprese innovative”.
 
fonte: key4biz.it