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Pmi agricole: più green per competere

15/07/2016

 Anche il sistema agricolo-alimentare offre la sua porzione di risparmio sui consumi di energia. Lo ha certificato l’Enea in lunga nota presentata in occasione del workshop “Efficienza Energetica per la competitività delle imprese agricole, agroalimentari e forestali”. Tra il 2013 e il 2014 si è verificata la riduzione di circa un quinto dell’energia consumata (da 16,79 a 13,3 Mtep), anche se “restano spazi importanti per ulteriori riduzioni con soluzioni e tecnologie green, ad esempio nel settore alimentare che consuma il doppio di quello agricolo (8,57 contro 4,73 Mtep)”.
 
Si può fare di più. L’Enea ha calcolato possibili risparmi energetici del “25% nell’irrigazione, del 70% nella ventilazione degli ambienti industriali e del 20% nella produzione e trasformazione agroalimentare con interventi di efficienza energetica e tecnologie verdi da applicare sia nella produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti, compresi fitosanitari e fertilizzanti, sia nella climatizzazione degli ambienti di lavoro”. Servono investimenti per tempi di ritorno da 5 a 7 anni con impianti di solar cooling, led ad alta efficienza e software per l’autodiagnosi energetica. Operazioni già sperimentate dall’Agenzia nazionale in diverse parti d’Italia e che nel giro di qualche anno potrebbero divenire elementi ordinari per l’agricoltura che guarda al futuro. Si lavora inoltre sul progetto SCOoPe (Saving COOperative Energy) che attraverso il coinvolgimento di 81 aziende e l’istituzione di sei cluster aziendali promuove “acquisti in comune e l’utilizzo di procedure condivise per la raccolta e il monitoraggio dei dati per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i consumi di energia”. Grandi risorse potrebbero inoltre arrivare dal potenziale sviluppo del biogas nel meridione tramite l’utilizzo di colture dedicate, forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano) e sottoprodotti.
 
Il futuro della sostenibilità passa anche dall’agricoltura biologica. Secondo Valentino Mercati, presidente di Aboca, azienda leader nel settore del biologico, proprio quest’ultima permetterebbe di abbattere di almeno un quarto i consumi rispetto all’agricoltura convenzionale. In questa direzione  la Sicilia compie degnamente la sua parte. Nell’ultimo rapporto Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica) del dicembre scorso con i dati del 2014, realizzato col patrocinio del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, la Sicilia si prende il primo posto delle regioni italiane per numero degli operatori biologici (9.660) tra produttori esclusivi (8.492), produttori/preparatori (531), preparatori esclusivi (625) e importatori (12). Il dato è in calo rispetto al 2013 di poco più di un paio di centinaia di operatori (-2,3%). In cima alla graduatoria nazionale anche per la maggiore estensione di superfici biologiche coltivate (303 mila ettari), quasi il doppio della Puglia, la Regione che segue al secondo posto. Il dato, in questo caso, risulta decisamente in crescita (+8,1%) rispetto ai 280mila ettari del 2013. La superficie biologica isolana rappresenta, inoltre, un quinto del totale della superficie agricola coltivata entro i confini regionali. In cima alle tipologie di colture ci sono i cereali (44 mila ettari), seguiti dalle foraggere (43 mila) e quindi dalla vite.
 
E si può crescere ancora grazie a un accordo sottoscritto tra Regione siciliana e l’Agenzia. “Grazie all’Enea – ha spiegato Francesco Ribaudo, membro della commissione Finanze e Questioni regionali della Camera – possiamo finalmente valorizzare l’agroindustria sotto il profilo della sostenibilità energetica e della qualità ambientale, è un’opportunità da non perdere per sostenere lo sviluppo delle imprese e l’occupazione dei giovani, soprattutto in Sicilia, dove l’agricoltura costituisce uno dei maggiori asset dell’economia”.
 
fonte: Quotidiano di Sicilia