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Banche contro «Basilea 4»: stop o taglio ai prestiti

23/09/2016

La tensione tra grandi banche internazionali e Autorità bancarie sulla stretta regolatoria e sugli stress test, rischia di esplodere pubblicamente in uno scontro senza precedenti per un settore tradizionalmente riservato come è quello del credito e della finanza.
 
Si è appreso che tutte le maggiori banche europee, americane, canadesi e persino giapponesi - appoggiate dalle rispettive associazioni bancarie - hanno chiesto formalmente alle autorità di supervisione e alle banche centrali un immediato e deciso colpo di freno alle riforme e all’intera manovra sulla vigilanza patrimoniale messa in atto dopo la crisi dei subprime e i fallimenti bancari del 2008-2014. Nel mirino, modelli di rischio e stress test.
 
Sul fronte europeo, il bersaglio delle banche è stato il Comitato sulla Supervisione Bancaria di Basilea, l’organismo tecnico internazionale con sede in Svizzera incaricato di riscrivere le regole prudenziali sul credito e di ridurre i rischi di insolvenze e crisi sistemiche: in una lettera datata primo agosto e firmata congiuntamente dall’Associazione bancaria europea, dall’Associazione bancaria del Giappone e da quella del Canada, è stato chiesto formalmente lo stop al nuovo piano di riforme chiamato «Basilea 4», e soprattutto di non procedere alla riscrittura delle regole sulla valutazione del rischio di controparte nella concessione del credito alle imprese. Per le banche, infatti, la stretta creditizia subita dalle imprese (e i conseguenti danni all’economia) a causa dell’applicazione delle regole varate due anni fa con il piano «Basilea 3», potrebbe diventare ancora peggiore e pericolosa se saranno ora approvate quelle previste in «Basilea 4»: «La prospettiva di nuovi aumenti di capitale e di una fortissima stretta nell’erogazione del credito - è scritto nella lettera ai regolatori europei - è più che concreta». Il Comitato di Basilea ha in programma a fine mese una riunione a Francoforte con la Bce per mettere a punto gli ultimi dettagli delle nuove riforme, che saranno poi votate nell’insieme in ottobre o novembre per entrare quindi in vigore nel gennaio 2017. Alle banche spaventa soprattutto l’effetto patrimoniale che può avere la nuova regolamentazione dei modelli di rischio: il Comitato vuole infatti imporre alle banche l’uso di un modello di rischio standardizzato per valutare l’affidabilità di una controparte che chiede un prestito o la sicurezza di un certo strumento, vietando così il ricorso ai modelli di valutazione interni più flessibili e tarati sulle caratteristiche dei singoli mercati attualmente utilizzati. L’effetto del cambio sarebbe infatti pericolosissimo sulle piccole e medie imprese e soprattutto su quelle senza rating: con il nuovo modello di Basilea, infatti, l’erogazione di un prestito a una pmi costringerebbe la banca a fare accantonamenti talmente elevati da rendere quasi proibitiva la concessione del prestito. Senza contare, poi, gli effetti negativi sul patrimonio: più si prestano soldi, questo è il concetto, più si rischia di dover fare nuovi aumenti di capitale.
 
Per quanto riguarda gli Usa, le banche americane hanno addirittura profilato un’azione legale contro la Federal Reserve per bloccare l’esercizio degli stress test, che a loro avviso non solo sono gestiti in modo opaco, ma offrono anche alla speculazione di Borsa una grande occasione per speculare in modo selvaggio sui titoli del credito e della finanza. Nei prossimi giorni, l’associazione bancaria americana deciderà se presentare una denuncia contro la FEd in una Corte federale in modo da bloccare l’esercizio di controllo già nel 2017. Le stesse preoccupazioni delle banche americane sulle distorsioni provocare dagli stress test riguardano le banche europee, i cui titoli azionari hanno subito fortissime oscillazioni sia per le illazioni sulle singole banche sia per la difficoltà di valutazione delle “pagelle” dopo il loro annuncio.
 
Fonte: Sole24ORE