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PMITALIA: no al pignoramento diretto del conto corrente, provvedimento illegittimo che alimenta la distanza tra fisco e contribuente

22/06/2017

Dal 1° luglio l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, il nuovo ente che prenderà il posto di Equitalia, sarà autorizzato nelle procedure del recupero crediti a pignorare il conto corrente del debitore senza passare da un’autorizzazione del Tribunale. Il decreto legge n. 193 del 22 ottobre 2016 (successivamente convertito nella legge 225/2016), infatti, consentirà al rappresentante del fisco di bloccare direttamente sul conto corrente del contribuente le somme in presenza di debiti fiscali o cartelle esattoriali. Stessa cosa potrà avvenire per stipendi, pensioni, indennità, ecc., in quanto l’Agenzia delle Entrate avrà accesso non solo alla banca dati dell’anagrafe tributaria ma anche a quella dell’Inps: quindi pignoramento diretto e senza passare dal giudice. Tale procedura viene fortemente contestata da PMITALIA che lancia l’allarme per l’impatto e le successive conseguenze che questo modus operandi avrà nei rapporti tra Stato e cittadini.
“Fermo restando che le tasse si devono pagare – afferma il vice presidente nazionale di PMITALIA (piccole e medie imprese) Roberto Biscotto – il pignoramento diretto rappresenta a nostro parere una modalità aggressiva oltreché illegittima che alimenterà la distanza tra fisco e contribuente. In questa sede vogliamo rappresentare la preoccupazione di migliaia di piccoli imprenditori già vessati da tasse e balzelli vari (ad oggi ci sono 82 adempimenti fiscali mensili per 52 tipologie di aziende), che adesso rischiano anche di vedersi pignorato il conto corrente per una cartella esattoriale o un debito fiscale non pagati e giustamente si arrabbiano quando pensano che ad esempio i parlamentari restano fuori da questa tagliola perché per legge il loro stipendio è tutt’ora impignorabile. Abbiamo più volte sollecitato il Governo a tagliare i privilegi della casta e mettere in campo una riforma fiscale seria che da un lato snellisca il piccolo e medio imprenditore dal peso degli adempimenti e dall’altro sia più efficace nel perseguire i grandi evasori che rappresentano il vero cancro della nostra economia. Invece si continuano a varare provvedimenti iniqui che andranno a colpire nella stragrande maggioranza dei casi chi è già in difficoltà e cerca disperatamente di arrivare alla fine del mese. E come la mettiamo con le PMI che ancora oggi vantano crediti (circa 40 miliardi) nei confronti dello Stato? Per analogia anche le aziende a questo punto sarebbero legittimate a pignorare i conti correnti di amministratori e funzionari inadempienti. Finiamola con queste assurdità perché altrimenti non ha senso fare una legge salva suicidi (legge 3/2012), quando poi si varano disposizioni che entrano letteralmente a gamba tesa sul contribuente. Chiediamo quindi - conclude Biscotto - che il Governo fermi con decreto questa procedura e ponga in essere delle disposizioni urgenti in materia fiscale che mettano il contribuente medio nelle condizioni di poter sostenere con tutte le agevolazioni possibili i rapporti con lo Stato e il suo ente di riscossione”.