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Le piccole imprese italiane sopportano l'elettricità più cara dell'area Euro

24/07/2017

Per le piccole imprese italiane i costi dell'energia elettrica e del gas continuano a essere tra i più elevati nell’Unione Europea. In particolare il nostro “primato” è nei prezzi elettrici. Rispetto alla media dei paesi dell'area euro, l'energia elettrica alle piccole imprese (consumi tra 500 e 200 MWh/anno) costa, per ogni 1.000 kWh consumati (1 MWh), escludendo l’Iva, 155,6 euro.
 
Come spiega l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre nella sua elaborazione, si tratta della tariffa più elevata tra tutti i 19 paesi e significa che le PMI italiane pagano il 27,8% in più della media UE. Gli svantaggi per le nostre PMI non sono solo nei confronti delle attività di pari dimensioni presenti nell’Unione, ma anche verso le poche grandi imprese rimaste nel nostro territorio.
 
Infatti se le piccole imprese italiane con un consumo medio annuo compreso tra i 500 e i 2.000 MWh hanno un costo di 155,6 €/MWh, le grandi imprese, con consumi tra i 70.000 e i 150.000 MWh, pagano invece 95,6 €, quindi ben il 62,8% in meno delle piccole imprese.
 
Sebbene il Governo Renzi nella primavera del 2014 (DL 91/2014 - Decreto Competitività) abbia ridotto la spesa elettrica dei soggetti collegati in media tensione e in bassa tensione con una potenza impegnata superiore ai 16,5 kW, secondo le stime della CGIA, questo provvedimento ha interessato poco più di 700.000 aziende, cioè solo il 15% circa del totale delle imprese presenti in Italia.
 
Le tariffe continuano comunque a dipendere anche dal costo delle materie prime e dell'andamento della nostra valuta nei confronti delle principali monete internazionali.
 
Dal 2016 è poi partita, con gradualità, la riforma delle tariffe elettriche: al termine di questo processo, la tariffa per il trasporto di energia, per la gestione del contatore e per gli oneri di sistema saranno uguali per ogni livello di consumo, abbandonando così la cosiddetta struttura progressiva, cioè con prezzi crescenti al crescere dei consumi.
 
La componente fiscale, ovviamente, è una delle cause che contribuisce a mantenere le tariffe così alte in Italia. Per la bolletta elettrica, ad esempio, ogni 100 euro di costo a carico delle PMI, 43,5 euro sono ascrivibili a tasse e oneri: la media dell'area euro, invece, e di 34,1 euro.
 
Migliora un po’ la situazione sul fronte del gas, con una terza posizione, come si può vedere dalla tabella elaborata dalla CGIA.
 
In Italia l'incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle aziende è di 18,6, mentre nell'area Euro si attesta al 13,5%.
 
Il divario di costo è comunque a vantaggio delle imprese di grande dimensione. Secondo le fasce di consumo annuo, una piccola impresa con consumi inferiori a 26.000 mc sostiene un costo pari a 55,5 €/MWh (Iva esclusa).
 
Se i consumi, invece, sono all'interno del range tra 26.000-263.000 mc, il prezzo scende a 40,4 € per diminuire a 27,3 € per coloro che operano nella fascia 263.000-2.627.000 mc. Per le grandi imprese, che hanno consumi annui tra i 2.637.000 e i 26.268.000 mc il prezzo è di 23,2 euro.
 
Dalla CGIA ricordano che le piccole imprese, indicativamente quelle con meno di 50 addetti, danno lavoro al 65,3% degli italiani occupati nel settore privato e costituiscono il 99,4% del totale delle imprese presenti nel nostro Paese.
 
“Come è possibile – ha spiegato Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi CGIA - che non si intervenga in maniera decisa per tagliare efficacemente i costi energetici a chi costituisce l'asse portante dell'economia del Paese ? E più in generale, come fa la Commissione europea ad accettare che nell'area euro, ad esempio, la piccola impresa paghi l'energia elettrica mediamente il 60% in più delle grandi aziende se, anche in questi ultimi 10 anni, la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro in Europa sono stati creati dalle PMI?”
 
Quello che non dice lo studio è che le PMI dovranno puntare di più su risparmio ed efficienza energetica grazie all'applicazione di diverse soluzioni e tecnologie oggi disponibili, in grandi di diminuire in tempi rapidi, e senza attendere la mano della politica, buona parte di quel gap con le aziende straniere.